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I miei genitori non mi capiscono

Ti è mai successo di sentire che i tuoi genitori non ti capiscono?


Se la risposta è sì, ti capisco. E no, non sei l’unica.

Succede più spesso di quanto pensiamo. Parli, racconti qualcosa di importante… e dall’altra parte arriva un commento che ti fa chiudere.


È esattamente da qui che partiamo.


Il caso

Una ragazza mi scrive e dice che ogni volta che parla con sua madre finisce allo stesso modo: lei si chiude, la madre si arrabbia.

Le dice che non si apre abbastanza… ma quando lo fa, si ritrova piena di consigli non richiesti. Su cosa avrebbe dovuto fare. Su cosa sta sbagliando.

Lo sa che sua madre lo fa per il suo bene. Ma si sente comunque giudicata. E non capita.

Quindi cosa succede? Inizia a dire “sì sì sì” per evitare il conflitto…ma quel “sì” è finto. E l’altra persona lo sente.

E il conflitto torna.


Il punto non è quello che dici. È quello che cercavi.


Tu racconti qualcosa. Loro danno un consiglio.

Ma tu, in quel momento, non volevi un consiglio.

Volevi essere ascoltata. Volevi condividere. Volevi sentirti capita.

Due piani completamente diversi.


“Sei ancora la mia bambina”


C’è anche un’altra dinamica molto comune.

Per molti genitori, il tempo si ferma.

Anche se vivi da sola da 10 anni. Anche se hai preso decisioni importanti. Anche se hai già sbagliato, imparato, costruito.

Per loro sei ancora un po’ quella versione di te più giovane.

E questo, piano piano, pesa.

Perché tu non hai bisogno che qualcuno ti dica cosa fare. Hai bisogno che qualcuno si fidi di te.


Quello che senti (davvero)


Se andiamo un attimo più a fondo, qui non si parla di “mia madre mi dà fastidio”.

Si parla di cose molto più precise:

  • mi sento sola

  • mi sento frustrata

  • mi sento non vista

E dietro a queste emozioni ci sono bisogni chiari:

  • autonomia

  • fiducia

  • riconoscimento

E finché questi non vengono espressi… il conflitto continua a ripetersi.


Come cambiare la conversazione (senza farla esplodere)


Qui entra la Comunicazione Nonviolenta.

Non è teoria. È pratica.

Perché cambia completamente il modo in cui entri in una conversazione.

Invece di dire:


“Tu non mi capisci mai”


Prova a dire qualcosa del genere:


“Quando ti ho raccontato quella cosa e mi hai dato un consiglio, mi sono sentita sola perchè in quel momento avevo bisogno di supporto, non di una soluzione.”


Stai parlando di te. Non stai attaccando.


E se lei continua uguale?


Probabile.

Non è che cambi una dinamica di anni in una conversazione.


Ma qui non si tratta di far cambiare lei subito. Si tratta di non alimentare sempre lo stesso schema.


Perché se lei dice:“Stai sbagliando tutto”


E tu rispondi:“Tu non capisci niente”


Siete già dentro il solito loop.


Se invece ti fermi e chiedi:

“Cosa intendi quando dici che è una scelta sbagliata?”

Succede qualcosa di diverso.


Spoiler: forse volete la stessa cosa


Molto spesso, sotto il conflitto, non ci sono bisogni opposti.


Ci sono bisogni simili, espressi male.

Magari:

  • tu vuoi autonomia

  • lei vuole sicurezza per te


Non sono così lontani.

Ma se non li nominate, sembrano due mondi incompatibili.


Le parole che non diciamo

Alla fine, il problema è sempre quello.

Diciamo:

  • “Tu sei così”

  • “Tu fai sempre così”


Ma non diciamo mai:

  • “Mi sento sola”

  • “Ho bisogno di fiducia”

  • “Vorrei che mi vedessi come adulta”


E sono proprio queste le parole che cambiano le cose.


In chiusura

Se ti rivedi in questa situazione, fermati un attimo.

Non devi risolvere tutto subito. Non devi trovare la frase perfetta.

Ma puoi iniziare da lì:


👉 dire una cosa vera su come ti senti


👉 invece di reagire automaticamente

E già questo… cambia tutto.

 
 
 

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